Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Atto I. La conquista di uno stile

Il presidente Bruno Ermolli Il presidente Bruno Ermolli
Il direttore Riccardo Chailly Il direttore Riccardo Chailly
 
Il concerto è il primo atto di un progetto complessivo, che intende seguire tutto l'arco compositivo percorso da Giacomo Puccini, dagli esordi all'ultimo capolavoro, Turandot, attraverso la presentazione di ampi esempi tratti dalle opere e di altri lavori, sinfonici e cameristici. Questo primo atto illustra la 'conquista dello stile' da parte del compositore lucchese.
C'é solo una composizione del periodo lucchese, il Preludio a orchestra in mi (1876) di recente acquisito dal Comune di Lucca, che testimonia gli anni di studio e la pratica sinfonica, con qualche elemento che sembra già presagire le caratteristiche stilistiche future. Poi Puccini si trasferì a Milano, dove era naturale che un giovane compositore desideroso di intraprendere una carriera importante proseguisse la sua formazione. Ecco quindi altre composizioni legate agli studi al Conservatorio di Milano: il Preludio sinfonico in la maggiore (1882), nel quale critici autorevoli individuarono un influsso del Lohengrin. In ogni caso in esso Puccini mostra di aver fatto molti progressi, e una considerevole capacità di padroneggiare armonia e orchestrazione. La breve Fuga in do minore (1883) per quartetto d'archi, qui presentata in versione orchestrale, ci apre uno squarcio su un altro fondamentale campo di studi del periodo milanese. Chiude idealmente questa sezione il Capriccio sinfonico (1883), il pezzo con cui Puccini ottenne il suo secondo diploma. La prima esecuzione pubblica scatenò l'entusiasmo dei critici per il talento sinfonico del giovane compositore. Puccini, è noto, sapeva individuare quali composizioni o quali brani delle composizioni erano riuscite, e non disdegnava riutilizzarli all'occorrenza: nel Capriccio sinfonico si riconoscono anticipazioni di Edgar (dall'Andante alla scena del funerale del III atto) e, soprattutto l'attacco della Bohème nell'Allegro.
Villi, Edgar e Manon Lescaut, le prime tre opere pucciniane, di cui qui si presentano pagine fondamentali, offrono tre punti di vista importanti. Villi, scritta di getto, con grande impeto per arrivare in tempo alla consegna del lavoro per il Concorso Sonzogno (oggi è quasi sicuro che Ricordi abbia avuto un ruolo determinante nella sconfitta del suo futuro pupillo!) è stata definita a ragione «una riuscita prova d'esordio», nella quale già si possono rintracciare tutti i talenti che Puccini avrebbe sviluppato appieno negli anni futuri, con massima evidenza per quello orchestrale. Di Edgar Puccini scriveva opinioni non troppo lusinghiere, e tornò in più riprese a cercare di eliminarne i difetti. Eppure è un'opera intensa, che segna un ulteriore 'progresso' musicale, soprattutto nell'uso dei temi come elemento di organizzazione musicale. L'esperienza difficile dei vari adattamenti ebbe una conseguenza fortemente positiva: da ora in avanti Puccini non avrebbe più accettato passivamente soggetti e libretti - via dalla scapigliatura! - ma avrebbe preteso un testo perfettamente coerente con la sua concezione musicale. È quello che succede in Manon Lescaut, il più grande successo di tutta la sua carriera. Certamente Manon Lescaut, oltre che essere il punto di partenza del Puccini maturo, è anche punto di arrivo, per quanto è stato già accennato e soprattutto perché il compositore lucchese compendia qui le esperienze passate e, in primis, dimostra di essere l'unico compositore italiano in grado di far propria la lezione wagneriana nel momento in cui si costruiva uno stile tutto personale.