Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Le Villi

Opera-ballo in un atto
Libretto di Ferdinando Fontana

Fonte: romanzo francese dal titolo Les Willis di Alphonse Karr (1852). La narrazione del librettista è fedele a quella di Karr anche nei particolari: l'ambientazione nella Foresta Nera, i nomi dei due protagonisti (Wilhelm Wulf e la figlia Anna), la città di Magonza in cui il promesso sposo della ragazza si reca per un'eredità, l'idea di aprire l'opera con una scena di danza e la comparsa del padre, che invoca la vendetta del cielo.

Prima rappresentazione: Milano, Teatro dal Verme, 31 maggio 1884

diretta da Giacomo Panizza
Antonio D'Andrade (tenore), nei panni di Roberto
Rosina Caponetti (soprano), nei panni di Anna
Erminio Peltz (baritono), nei panni di Guglielmo Wulf
(in orchestra, a un leggio dei contrabbassi, suonava Pietro Mascagni)

 

LE VILLI (revisione: versione in due atti)
Prima rappresentazione: Torino, Teatro Regio, 26 dicembre 1884

Elena Boronat (soprano), nei panni di Anna
Filippi-Bresciani (tenore), nei panni di Roberto
Agostino Gnaccarini (baritono) nei panni di Guglielmo Wulf

Personaggi:
GUGLIELMO WULF, baritono
ANNA, sua figlia, soprano
ROBERTO, tenore
montanari, montanare, villi, spiriti
La scena è nella Foresta Nera.

Giacomo Puccini cominciò a lavorare su quest'opera nel 1883 quando, terminati gli studi al Conservatorio di Milano (dove si era diplomato in Composizione presentando il suo Capriccio Sinfonico come saggio finale), Amilcare Ponchielli, cercando di sponsorizzare il proprio allievo negli ambienti musicali milanesi, iscrisse il giovane compositore lucchese al Concorso Sonzogno. Il libretto, affidato a Ferdinando Fontana dallo stesso Ponchielli, fu pronto per essere musicato ai primi di settembre 1883, e nei successivi quattro mesi Puccini compose la sua opera-ballo intitolata Le Willis: un atto unico, in cui figurava anche una parte sinfonica, come prescritto dal regolamento del concorso Sonzogno. L'esito del concorso fu negativo per Puccini: il lavoro non venne preso in considerazione dalla commissione, certamente non per il disordine della partitura o per la grafia illeggibile, come molti sostengono. Infatti numerose pagine dell'opera erano state copiate in bella calligrafia dal prete Marianetti di Lucca, che sapeva scrivere in modo assai chiaro e preciso. Ponchielli credeva nel talento del suo pupillo e organizzò insieme a Fontana una sorta di esordio pucciniano nel salotto letterario e musicale milanese di Marco Sala, l'élite dello scenario musicale e artistico. Grazie a questa performance Puccini ottenne da alcuni illustri spettatori, mecenati della cultura milanese tra cui Giulio Ricordi, l'elargizione di una somma sufficiente a mettere in scena l'opera. Il 31 maggio del 1884 Le Willis furono rappresentate al Dal Verme di Milano. La sera della ‘prima' il teatro era gremito di pubblico entusiasta. Anche la critica emise giudizi favorevoli, tanto da definire il maestro il compositore che l'Italia musicale aspettava da tempo.
Per la successiva rappresentazione al Regio di Torino, il 26 dicembre 1884, l'opera, secondo la volontà dell'editore Ricordi, aveva già assunto la struttura in due atti: era stato ritoccato il titolo ( Le Villi anziché Le Willis ) ed erano stati aggiunti tre ‘numeri' musicali. Il primo atto fu arricchito con la romanza di Anna ("Se come voi piccina"), il secondo con la scena drammatica del tenore ("Ecco la casa... Dio che orrenda notte") e la parte sinfonica con un intermezzo, L'abbandono, inserito prima della Tregenda. Dopo la prima versione inedita delle Willis , quattro furono le successive versioni in due atti, dal 1884 al '92: un lungo lavoro di revisione e di modifiche, che denota già il perfezionismo dell'artista.
Le Villi fu replicata anche al San Carlo di Napoli il 15 gennaio 1888 senza il favore del pubblico; severi furono i giudizi di coloro che videro nel giovane musicista soltanto un epigono di Wagner. Altre rappresentazioni memorabili furono ad Amburgo (29 novembre 1892) con la direzione di Gustav Mahler, e al Metropolitan di New York (17 dicembre 1908) con la direzione di Arturo Toscanini.

STORIA
Roberto e Anna sono due fidanzati che abitano in un piccolo villaggio della Foresta Nera. I due giovani stanno per giurarsi amore eterno quando Roberto è costretto ad abbandonare per qualche tempo la promessa sposa, dovendo andare a Magonza per prendere possesso di una cospicua eredità lasciatagli da una vecchia parente. Anna è colta da tristi presentimenti che la vedono sola ed abbandonata dal giovane sposo, sensazioni che non tardano a divenire realtà. Roberto, infatti, una volta in città, si lascia irretire da un'altra donna dimenticandosi della fidanzata lontana, che nel frattempo muore di dolore. Egli non sa della tragica sorte di Anna, se non quando, travolto dal rimorso dopo qualche mese, decide di tornare da lei per discolparsi e implorare il suo perdono. Giunto al villaggio, scorge il fantasma della fanciulla che, con infinita tristezza, gli si rivolge per ricordare le promesse di fedeltà e il tradimento di cui si è macchiato. Roberto, sconvolto, si muove verso l'immagine di Anna, che ormai è diventata una Villi. Esse sono misteriose creature, morte di dolore, che nelle notti di luna si riuniscono per attendere gli uomini colpevoli di averle abbandonate e di non aver mantenuto la promessa di fedeltà e di nozze e, senza pietà, compiono la loro vendetta, travolgendo gli sventurati in una danza frenetica fino a farli morire. È questo il tremendo destino riservato a Roberto, il quale inutilmente cerca di sfuggire e di salvarsi, ma di nuovo viene afferrato e costretto a danzare fino alla fine.

TRAMA

Atto primo
In un piccolo paese della Foresta Nera, i fidanzati Roberto e Anna festeggiano insieme a Guglielmo, padre di lei, l'eredità che Roberto ha ricevuto da una lontana parente di Magonza. La valigia di Roberto è già pronta, Anna è colta da tristi presagi. Confessa a Roberto di aver paura che, dopo il viaggio a Magonza, egli non torni più di lei. Il giovane la rassicura invitandola a non dubitare del suo amore.
Al termine della festa, Roberto chiede a Guglielmo di benedirlo e subito dopo, accompagnato dai villici, parte inoltrandosi n ella foresta.
Giunto a Magonza Roberto dimentica completamente le promesse d' amore fatte ad Anna e si lascia ammaliare da una donna che lo porta a dilapidare tutto il patrimonio ereditato.
Anna intanto, disperata per il mancato ritorno di Roberto, muore all'inizio dell'inverno per le forti pene d'amore.
Il narratore racconta di una leggenda della Selva Nera che riguarda gli spergiuri d'amore. Vi si narra che le Villi, spiriti delle giovani morte per amore, si radunano di notte nella foresta ad aspettare il ritorno dello spergiuro. Quando questi attraversa la Selva le Villi gli procurano la morte con la foga delle danze.

Atto secondo
Guglielmo soffre profondamente la morte della figlia Anna e chiede vendetta per mano delle Villi sperando che Roberto, l'unica causa di tanto dolore, trovi con esse la morte. Ma Guglielmo non riesce ad essere così spietato e si pente immediatamente del suo pensiero chiedendo perdono al Signore di tanta crudeltà. Le Villi, tra cui lo spirito di Anna, si radunano intanto nella foresta.
Nel frattempo Roberto, pentito delle sue azioni ma ancora ignaro della morte della sua promessa sposa, decide di tornare. Giunto nella foresta incontra lo spirito di Anna che gli racconta delle sofferenze patite durante la sua attesa e della morte sopraggiunta per amore. Roberto si pente del suo atteggiamento e soffre terribilmente. Nel tentativo di andare incontro allo spirito della sua giovane sposa, viene circondato dalle Villi che lo uccidono travolgendolo con le danze. Anna, quindi, compie così la sua triste vendetta.

Alcune arie da Le Villi

Preludio
Se come voi piccina (romanza di Anna - atto I)
Non esser, Anna mia, mesta sì tanto (duetto tra Roberto e Anna - atto I)
Angiol di Dio (concertato-preghiera - atto I)
Intermezzo sinfonico, parte prima: L'Abbandono
Intermezzo sinfonico, parte seconda: La Tregenda
Anima santa della figlia mia (Romanza di Guglielmo - atto II)
Torna ai felci dì (Romanza di Roberto - atto II)